La chiesetta-oratorio di San Benedetto a Bertesinella

IL NOME

San Benedetto: è il fondatore dei monaci benedettini (secolo VI), che giunsero a Vicenza nel sec. VIII, dove costruirono il monastero di San Felice (poi ospedale psichiatrico). Molto importante per la storia vicentina è anche il monastero di San Pietro, delle monache benedettine (ora ospizio per anziani): entrambi i monasteri furono soppressi da Napoleone nel 1810. Com’è noto, i benedettini favorivano i lavori di bonifica del territorio e a loro si deve l’iniziativa di costruire qui una chiesa a vantaggio della popolazione rurale insediatasi verso il 1000-1100, nel periodo di generale ripresa economica che fece seguito alle disastrose invasioni degli Ungari (secolo IX). La posizione della chiesa, vicino al fiume, fa capire anche lo scopo “ecologico”, oltre che religioso dell’edificio, indica cioè l’impegno a difendersi o “essere protetti” dalle inondazioni, allora assai più frequenti di adesso (ma anche ora il Tesina fa paura…). Si ricordi che la città di Vicenza era allora poco estesa (a est, finiva a Porta Padova).
Bertesina/Bertesinella deriva da Braidum Tesenae [il toponimo è longobardo, forse derivante dal latino praedium= terreno], cioè un terreno posto vicino al fiume Tesina. Nel dialetto vicentino c’è ancora la parola “prediale”= tassa che si paga per il possesso di un terreno rustico. Altro nome di località con simile significato è Bressanvido [= Braidum Sancti Viti] un paese che a sua volta rivela un influsso benedettino per la dedicazione della chiesa a san Vito, un santo tipico della devozione benedettina.
Altra etimologia: braidum dal tedesco “breit” (largo), quindi uno spazio compreso tra i fiumi Tribolo e Tesina. Tutti questi nomi sono molto antichi (cf. elenco dei comuni del 1262 conservato nella Biblioteca Bertoliana di Vicenza: Braytesina, Braytesenella, Quartexolum, Lerinum. Grumolum, Camixanum, ecc.)

I DOCUMENTI STORICI

La chiesa è nominata per la prima volta in un documento del 1186, in cui il vescovo Pistore rivendica e ottiene la giurisdizione (cioè il controllo) su di essa, togliendola al monastero di San Felice. Anche nel 1205 un atto notarile ricorda le proprietà site in “Braytesenella, in curtivo Sancti Benedicti”.
Nel 1557 la chiesa serviva 128 abitanti e aveva un suo cimitero, risalente almeno già al sec. XV, quando un certo Gasparino, molinaio del molino di Bertesinella, ordina, nel suo testamento del 1474, di esservi seppellito. Nel 1700 fu abbellita e barocchizzata dalla famiglia dei nobili Tornieri (stemma sopra l’altare). Nel 1800 fu poi unita a Bertesina come chiesa succursale e solo nel 1959 passò alla neonata parrocchia di Bertesinella, un quartiere che ha preso il nome antico del nucleo originario del primo insediamento, ma si è sviluppato lungo la strada “camisana” (Ca’ Balbi), con criteri non sempre razionali e piuttosto caotici.

L’EDIFICIO

La piccola chiesa (6 x 18 metri) è stata più volte rimaneggiata, ma conserva l’orientamento antico dell’altare rivolto a est. Nel secolo XX ci furono due restauri: uno nel 1961 e l’ultimo nel 1996, che ha rimesso in luce l’abside semicircolare del XII secolo. Purtroppo è andata perduta la pala d’altare che doveva esservi ed è ricordata ancora nel 1929 da un testimone oculare. Dove sia andata nessuno lo sa. Anche un affresco esistente sulla parete destra è oggi scomparso: risaliva al sec. XV e raffigurava la Madonna col Bambino. La piccola sacrestia a destra è un’aggiunta dei primi decenni del sec. XIX.
L’altare in marmo policromo, sormontato dallo stemma nobiliare dei Tornieri, risale alla metà del 1700, quando questa famiglia ricevette il titolo di conte. (cf. l’adiacente “Palazzon”, cioè l’antica dimora dei nobili Tornieri, ora suddivisa in tanti appartamenti, ma ancora ben riconoscibile. Sul frontone ci sono le stesse 9 perle dello stemma della chiesetta). Notevoli i due angeli (forse scuola del Marinali) e la cornice a festoni floreali.
Il presbiterio è separato dalla navata e le due parti dell’edificio non sono perfettamente in asse. Sembra certo che la parte più antica sia l’abside semicircolare; più tardi fu aggiunto l’arco trionfale. Da notare le due statue: Sant’Ambrogio (vescovo di Milano, sec. IV) e San Bellino (vescovo di Padova, sec. XII, invocato per la protezione dai morsi dei cani idrofobi). Il suo corpo, sepolto in una chiesetta poi travolta da una inondazione, fu poi miracolosamente recuperato. Questo spiega forse perché sia stato qui raffigurato. Le due statue si possono far risalire al secolo XVI.
All’esterno della chiesa il piccolo campanile, alto circa 15 metri, risale anch’esso al secolo XVI e di recente è stato consolidato grazie al contributo di una banca vicentina.